Accettazione e focus nella SM

Accettazione e focus nella Sclerosi Multipla
Accettare la malattia e focalizzarsi sulle risorse personali

I concetti di accettazione e di focus sull’impegno possono trovare un’utile applicazione nella gestione dello stress fisico e psichico derivante da condizioni organiche con caratteristiche di cronicità come la Sclerosi Multipla.

Così come trovano riscontro nelle condizioni di cronicità quali il comune stress ad esempio o anche in condizioni psicopatologiche croniche come disturbi dell’adattamento, depressione ricorrente, distimia, ansia generalizzata.

Tuttavia vale la pena ricordare che l’intero percorso di sostegno psicologico va “cucito sul paziente” e che in quest’ottica i principi sovra elencati vanno poi inseriti nella cornice di vita del paziente e che comunque non costituisce l’unica risorsa del sostegno psicologico.

L’accettazione

Nell’ambito del percorso di sostegno il paziente è guidato all’accettazione delle emozioni negative derivate dalla diagnosi di SM e successivamente a quella delle sensazioni spiacevoli derivanti da eventuali collateralità dei farmaci, dal dolore e dalla fatica cronica che può caratterizzare la malattia e delle limitazioni che queste possono provocare nella vita quotidiana.

L’accettazione prevede il non combattere la sofferenza ma la sua semplice osservazione (approccio mindfulness) con attenzione al dialogo interno del paziente che successivamente è ristrutturato grazie al sostegno dello psicologo.
L’importanza dell’accettazione della sofferenza emotiva e fisica nella SM prende le fila dal concetto generale che la sofferenza dev’essere accolta e non negata.

Il focus sull’impegno

Successivamente, conclusa la fase di accettazione, il focus è centrato sull’impegno. In questa fase si indirizza il paziente a non identificarsi con la sua condizione di malattia, ma a sfruttare le risorse presenti; in modo da sfruttarle in questa fase esistenziale partendo dalla ridefinizione degli obiettivi quotidiani.

La parola d’ordine in questa fase è sganciarsi dalla propria condizione di malato e prendere consapevolezza che alla sofferenza fisica non si deve necessariamente sommare quella psichica, purché questa sia trattata opportunamente.

Perché sono utili?

L’emotività, intesa come “affettività negativa”, gioca un ruolo importante nell’amplificazione della sensazione dolorifica. Questo è stato dimostrato peraltro dai correlati neurobiologici presenti nell’amplificazione del dolore (con particolare riferimento alla dis-regolazione del tono serotoninergico). Tale assunto inoltre è corroborato dal miglioramento indotto da alcuni farmaci antidepressivi utilizzati come adiuvanti in condizioni come emicrania, cefalea, fibromialgia, solo per citarne alcune.

Uno dei presupposti neurochimici alla base di questi assunti è che le condizioni caratterizzate da dolore cronico possono indurre alti livelli di stress fisico. Risulta quindi un aumento nella secrezione di cortisolo (ormone dello stress) che, a sua volta, può innescare una condizione depressiva. Non è perciò inusuale che nel lungo periodo alcune condizioni, come la SM, diventino gravose non solo fisicamente ma anche psichicamente. D’altra parte è ormai ampiamente superato il dualismo cartesiano mente-corpo.

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