Un mio amico ha la Sclerosi Multipla…e ora?

Amico Sclerosi Multipla
Cosa accade quando all’interno di un'amicizia si introduce la Sclerosi Multipla?

Quando un amico comunica la diagnosi di Sclerosi Multipla, la SM entra, in qualche modo, a far parte anche della propria vita.

Essere Amici

L’amicizia prevede affetto, stima, onestà reciproca e condivisione di eventi e questioni personali. Nonostante ciò, ogni amicizia può essere diversa: esistono amicizie “secolari” nate ai tempi dell’asilo o delle elementari; amicizie che si stabiliscono durante l’adolescenza radicandosi più o meno velocemente; amicizie più mature e consapevoli che nascono durante l’età adulta.

Sarà o non sarà Sclerosi Multipla?

Cosa accade quando all’interno di queste amicizie si introduce la Sclerosi Multipla?

Tutto potrebbe partire da prima della diagnosi, quando l’amico inizia a sostenere tutti gli esami di accertamento. Le emozioni possono essere variegate, la tensione e la paura di ricevere la diagnosi; la speranza che non sia Sclerosi Multipla; il dolore che si prova al pensiero che si tratti proprio di SM; lo stress che si accumula esame dopo esame e parere dopo parere.

In questo periodo “pre-diagnosi” dove tutto è incerto e dove la speranza cresce, spesso ci si può sentire inadeguati, si può pensare di non essere in grado di confortare l’amico, e la tensione potrebbe aumentare rendendo tutto più difficile da gestire, a partire anche da un semplice discorso. Oppure si può iniziare ad essere molto protettivi, chiedendo spesso come stia l’amico, cercando di incontrarlo molto più frequentemente del solito, domandando il responso di ogni esame e cercando spiegazioni minuziose su ogni cosa. Si tratta di reazioni comprensibili, perché dietro ogni comportamento si nasconde l’affetto ed il volere che l’amico stia nel miglior modo possibile.

“Caro amico, ti dico che ho la Sclerosi Multipla”

Arriva, poi, il momento in cui il proprio amico confida di avere avuto la diagnosi di Sclerosi Multipla. Ora la speranza svanisce e lascia il posto ad uno shock, un dispiacere, una frustrazione che si tenta di celare per permettere all’amico di poter fare affidamento su di noi.

È importante, in questo caso, semplicemente esserci per l’amico, anche semplicemente ascoltando ciò che ha da dirci, perché non sappiamo cosa lui possa volere da noi fin quando non ne parliamo con il diretto interessato. È importante, perciò, non lasciare che le emozioni negative successive alla diagnosi ci facciano vivere tutto in maniera pesante, perché questo danneggerebbe il rapporto con l’amico, oltre che a danneggiare il nostro modo di vivere la malattia di quest’ultimo.

Sentire queste emozioni è del tutto normale, e se ciò può farci vivere male la situazione possiamo parlarne con uno psicologo che accoglie e aiuta ad elaborare ciò che si sta vivendo.

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