La resilienza nella Sclerosi Multipla

Negli ultimi tempi si sente parlare spesso di resilienza, cerchiamo però di capire meglio perché ci interessa così tanto nel contesto della Sclerosi Multipla.

Cos’è la resilienza?

Per capire bene cosa significa questo costrutto si deve necessariamente partire dalla sua etimologia.

Il termine resilienza deriva dal latino resalio e significa saltare, rimbalzare o prendere un’altra direzione; in fisica invece la resilienza è la capacità di un corpo di opporsi agli urti. Entrambe queste definizioni, sia quella classicista che quella scientifica ci permettono di comprendere questo concetto a 360 gradi.

L’individuo dotato di resilienza è capace di resistere agli “urti della vita” rimbalzandoci metaforicamente contro o, se è necessario, cambiando direzione (ovvero è capace di trovare strade alternative ad un problema che gli si presenta). Se si considera questa spiegazione, si comprende subito perchè la resilienza è così importante quando “l’urto” con cui si ha a che fare è rappresentato dalla Sclerosi Multipla.

Infatti è possibile che dinnanzi ad una diagnosi di malattia cronica alcune risorse non si attivino adeguatamente e che subentri invece la volontà di arrendersi. Questo genere di sensazione può innescarsi anche alla comunicazione di una ricaduta. Non bisogna tuttavia pensare che questa reazione sia sbagliata…anzi!  Non solo questo genere di reazione è normale, ma anzi è propria dell’individuo resiliente e cioè di quell’individuo che accetta le difficoltà come parte della sua vita e non vi si lascia sopraffare.

Il processo della resilienza

La domanda che può sorgere a questo punto è: la resilienza è un tratto innato o, al contrario, si può sviluppare e consolidare nel tempo? La risposta non è univoca. Alcuni autori mettono in relazione la resilienza con tratti del carattere innati, ma ad oggi è sempre più diffusa l’opinione che la resilienza e tutte le caratteristiche ad essa connesse si sviluppino col tempo, in particolare dopo eventi che hanno messo a dura prova l’individuo. A questo proposito uno dei più fulgidi esempi di resilienza è Alex Zanardi.

Zanardi ha definito il gravissimo incidente che lo colpì nel 2001 come «Una delle più grandi opportunità della mia vita». La frase che poi pronunciò dopo l’incidente fu altrettanto d’impatto: «Quando mi sono risvegliato senza gambe – racconta Zanardi – ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa». Questa frase sintetizza al meglio il processo di resilienza, che può essere schematizzato in 3 punti:

  • Avviene la presa di coscienza del “limite imposto” (urto)
  • Accettazione del limite (abbiamo parlato qui dell’accettazione)
  • Riadattamento della propria vita a partire dalle risorse attualmente presenti.

Tutti noi conosciamo qualcuno che ai nostri occhi sembra non farsi scalfire da nulla nonostante ne abbia passate di tutti i colori; mentre è altrettanto comune conoscere qualcuno che alle prime avvisaglie di difficoltà si fa prendere dal panico o dallo sconforto. Cosa differenzia quindi il primo tipo di individuo dal secondo?…In un’unica parola: la resilienza.

Ma se la resilienza si acquisisce e si sviluppa nel tempo, sorge spontanea un’altra domanda: qual è la maniera più efficace di sviluppare questa capacità?

La resilienza nella Sclerosi Multipla

Gli individui che tendono ad abbattersi facilmente davanti alle difficoltà non sono condannati a reagire in questo modo per sempre. Il loro modo di “resistere” può modificarsi, a condizione che comincino ad instaurarsi nella persona schemi cognitivi più funzionali. L’individuo resiliente pur subendo il peso delle difficoltà, ne accetta la presenza e attinge alle sue risorse per farvi fronte.

Non a caso il presupposto da cui partono gli studiosi del costrutto di “resilienza” come tratto acquisito e perfezionabile è che tutti noi possediamo in una certa misura delle risorse che al momento opportuno possono essere attivate. Queste risorse sono le stesse che hanno permesso ai nostri progenitori di adattarsi e di sopravvivere a condizioni ambientali proibitive e che col passare degli anni si sono tramandate giungendo intatte fino a noi (filogenesi).

Il sostegno psicologico al malato di Sclerosi Multipla agisce anche in questo senso: con l’aiuto del clinico (Tutore di resilienza) sarà possibile attivare le risorse interne del paziente che imparerà a considerare la malattia non come una condanna o una sconfitta, ma al contrario una sfida da affrontare quotidianamente.

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