L’amore ai tempi della SM

L'amore ai tempi della Sclerosi Multipla
Amarsi e Amare con la SM

Amare sé stessi/amare l’altro

Il tema dell’amore è da sempre il più discusso in ogni ambito e sotto ogni punto di vista. Se consideriamo l’amore come una combinazione di desiderio e affetto, possiamo distinguere l’ amor proprio, ossia il desiderio di vivere quanto più possibile in linea con il proprio volere e le proprie aspettative (il volersi bene), e l’ amore per l’altro, che consiste nell’essere emotivamente legati alla persona per la quale si prova questo sentimento vitale, intenso.

L’intenzione di questo articolo è quella di riflettere sul momento in cui amore e Sclerosi Multipla si incontrano, si intersecano, influenzandosi a vicenda.

Amarsi con la Sclerosi Multipla

Nel momento della diagnosi di SM, insieme alle emozioni che possono derivarne (di cui abbiamo parlato qui), cominciano anche ad attivarsi dei meccanismi relativi all’ amore che si prova per sé: quella che prima era l’immagine di sé come “persona sana”, ora diventa un’immagine di sé che porta il peso di una patologia.

In che modo la Sclerosi Multipla e l’amore per sé stessi si combinano? Le modalità di ascoltarsi e di trattarsi differiscono, e si possono riscontrare due estremi posti lungo un continuum. Da un lato, è possibile iniziare a prendersi cura di sé in maniera eccessiva; può accadere infatti che la persona limiti il proprio campo di azione per la paura di non farcela; ci si ritrova, così, in una spirale che nel tempo limita sempre più la propria potenziale esperienza. Dall’altro si può anche “resistere” alla diagnosi, nel senso che si può sottovalutare la questione. Ne consegue il non prendere alcuni o tutti i farmaci, credendo che il trattamento possa non servire ai fini di un monitoraggio della malattia.

La SM nel rapporto di coppia

Quando la diagnosi di SM arriva nel momento in cui si vive una relazione, tale notizia comporta un inevitabile cambiamento della percezione della propria vita; di conseguenza può cambiare la percezione di sè nella relazione, in quanto la propria vita in qualche modo risulta “legata” a quella della persona amata.

Ciò, dunque, potrebbe influire sull’andamento e sulla qualità della vita di coppia, nel senso che la persona con tale diagnosi potrebbe pensare che l’altro possa allontanarsi, “rifiutare” la condizione che si sta vivendo, così si può vivere nel timore di poter essere lasciati a causa proprio della diagnosi; o potrebbe, al contrario, “aggrapparsi” alla persona amata, delegando a quest’ultima la responsabilità del prendersi cura. Può capitare, dunque, di considerare il proprio partner quasi come un supereroe che risolverà tutti i problemi.

Infine, si potrebbe decidere di interrompere la relazione di propria sponte, poichè si pensa che l’altro potrebbe non reggere il peso di tale diagnosi; oppure si può non voler condividere questa esperienza credendo che l’altro non possa capire, non possa aiutare o sostenere.

Conciliare questi amori con pensieri e parole

È importante, anzitutto, comprendere che amare sé stessi consiste nel condurre un tenore di vita quanto più possibile in linea con quello antecedente alla diagnosi. È importante allora che ci sia uno spazio di ascolto in cui un esperto possa aiutare a comprendere che le fantasie di non farcela possono differire da ciò che in realtà si può fare.

Rispetto al rapporto di coppia, allo stesso modo spesso i propri pensieri possono essere totalmente diversi da come il partner realmente vive la malattia. È importante, dunque, che si dia voce a questi pensieri, e che essi possano essere accolti dalla persona che si ama, così da iniziare un confronto di idee, di sensazioni, sentimenti, timori e certezze. Allora, attraverso l’aiuto di uno psicologo, è possibile comprendere dove sia il confine tra ciò che si crede fortemente possa appartenere all’amato/amata e ciò che in realtà appartiene alle proprie paure, angosce o semplicemente alle proprie supposizioni.

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