Rabbia e Sclerosi Multipla: perchè a me?

Rabbia e Sclerosi Multipla
La persona può chiedersi: «Perché a me?», senza avere alcuna risposta, mantenendo un carico di rabbia che soggiace e non “esplode”

Con la diagnosi di Sclerosi Multipla, la rabbia può essere un’emozione che emerge spesso e ci si potrebbe chiedere: perchè a me?

La rabbia tra psiche e corpo

La rabbia consiste in un’emozione che sopraggiunge quando un evento impedisce alla persona di compiere ciò che desidera, generando frustrazione, agitazione e tensione corporea , in una mescolanza psicofisica. Essa possiede dapprima una funzione adattiva, nel senso che è funzionale ad adattarsi alle nuove condizioni esterne e/o interne ai fini della sopravvivenza.

In un secondo momento, però, potrebbe diventare disfunzionale, eccessiva e impropria, generando sofferenza e compromettendo i vari ambiti della vita delle persone. Inoltre, la rabbia è sempre riferita a qualcosa o qualcuno, quindi si ha il bisogno di scaricare la frustrazione che ne deriva.  Tale scarica, poi, può avvenire sulla propria persona o su altri (recando offese verbali o fisiche nei casi estremi). La rabbia, però, potrebbe essere anche inibita ed in questo caso l’emozione sovracitata resta in una sorta di “incubazione” nociva per la persona.

Il “loop” della rabbia

La rabbia funge soprattutto, però, da canale comunicativo, come se dicesse, alla persona che la prova, che esiste un fattore che non permette il raggiungimento di un fine o obiettivo. Prendiamo, a fini esemplificativi, il momento della diagnosi.

La persona inizia a pensare che la Sclerosi Multipla le impedisca di condurre la vita con la stessa qualità del periodo precedente a questo. Oltre alla sorpresa iniziale per aver ricevuto tale diagnosi, i pensieri che possono susseguirsi spesso sono impregnati di uno stato rabbioso, riferito alla consapevolezza di avere un malessere che porta il nome di Sclerosi Multipla, malessere che differenzia la persona malata “dall’altro sano”. Così, oltre ad amplificare lo stato di rabbia, va anche ad innescare un’altra serie di pensieri riferiti ad un’ingiustizia e la persona può iniziare a chiedersi: «Perché a me?», senza poter avere alcuna risposta che possa permettere di “prendersela” con qualcosa o qualcuno, mantenendo un carico di rabbia che soggiace e non “esplode”.

Ancora, la rabbia potrebbe generare un circolo vizioso anche quando si pensa che in futuro non si riusciranno a compiere azioni che attualmente si compiono. Così si può innescare  il loop della rabbia:  si è arrabbiati perché si crede di non riuscire a fare, non si fa, ci si arrabbia perché non si fa, si fa sempre di meno e così via.

Ma ciò avviene per delle fantasie o per reali limiti fisici? L’intreccio di entrambi spesso può provocare tali eventualità, e spesso non ci si ferma a riflettere.

“Sono arrabbiato perché…”

Non è importante sapere dove e quando precisamente agire o reprimere la propria rabbia; né pensare che sia “troppo tardi” per capire che questa rabbia è diventata qualcosa che “bolle in pentola” da tempo. La questione, piuttosto, verte sulla possibilità che si riconosca di provare rabbia, di essere arrabbiati, di concedersi di dire «sono arrabbiato perché ho una diagnosi di SM» o per qualsiasi altra motivazione che ne possa derivare. In questo modo è possibile esprimere attraverso la parola, “porre al di fuori” di un corpo “carico” questo stato rabbioso che potrebbe diventare tossico; infatti la rabbia può diventare nociva nel momento in cui la si agisce o la si inibisce esclusivamente.

Essere ascoltati e accolti in tale discorso permette alla persona di incanalare questo concentrato di agitazione e frustrazione in un percorso che offre un’alternativa. Si tratta di rendere la rabbia un “propulsore vitale”, trasformando ciò che può essere distruttivo in energia funzionale a vivere la vita quanto più possibile in continuità con la vita vissuta in precedenza.

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