La risonanza magnetica nella Sclerosi Multipla

La risonanza magnetica nella Sclerosi Multipla
Cosa si prova ad entrare nel "tubo" della risonanza magnetica?

Per le persone con diagnosi di Sclerosi Multipla, l’esame della risonanza magnetica diventa talvolta un momento problematico. Alla difficoltà nello stare a lungo all’interno del macchinario, si aggiunge la paura su quale sarà l’esito dell’esame strumentale e, con esso, le preoccupazioni sui passi successivi.

Dentro il “tubo” della risonanza magnetica

Alcune persone con Sclerosi Multipla provano una grande difficoltà rispetto all’idea di entrare nel macchinario della risonanza magnetica. Si tratta, d’altronde, di stare fermi per lungo tempo, tra rumori meccanici e in uno spazio relativamente stretto.

Ecco che, prima ancora di entrare, si affaccia nella persona uno stato d’ansia: il corpo inizia a dare dei segnali sgradevoli e, con lui, anche la mente vorrebbe essere altrove. Talvolta questo stato può iniziare anche molto prima, a diversi giorni di distanza dall’appuntamento.

Cosa è possibile fare in questi casi?

Non c’è una risposta univoca, ma ogni persona può scoprire la propria. Può essere funzionale, per alcuni, imparare degli esercizi di respirazione, meditare o ripetere delle frasi tra sé e sé: gli espedienti sono infiniti e ciascuno può trovare il proprio.

Può essere utile, in ogni caso, provare a capire cosa ci sta “sussurrando all’orecchio” questa sensazione di ansia e perché facciamo tanta fatica ad ascoltarla. Si possono scoprire, così, delle risposte diverse per ogni persona. Ad esempio, si può provare difficoltà a stare in uno spazio chiuso per paura di non riuscire a scappare; o invece lo stato d’ansia può essere maggiormente connesso a quello che sarà il risultato della risonanza magnetica e, quindi, dell’evoluzione della malattia.

La risonanza magnetica: un tuffo nella Sclerosi Multipla

Non è detto che sia il macchinario di per sé ad incutere timore. Spesso il momento della risonanza magnetica segna il ritmo della Sclerosi Multipla: a seconda della progressione della malattia, si può ripetere l’esame a distanza di un anno o più frequentemente e l’esito è spesso determinante.

Così quello della risonanza magnetica diventa un periodo in cui la persona deve “ri-tuffarsi” nella Sclerosi Multipla: occuparsi della ricetta del medico, degli appuntamenti dal neurologo, delle analisi del sangue necessarie e così via.

E il pensiero della malattia diventa sempre più intenso. La preoccupazione su quale sarà l’esito può diventare uno stress aggiuntivo: «ci saranno nuove lesioni?», «dovrò cambiare farmaco?» possono diventare domande che rimbalzano spesso nella propria mente.

Cosa è possibile fare in questi casi?

Innanzitutto, lasciare che queste preoccupazioni emergano. Come piccoli strati di polvere, la preoccupazione non vista rischia di diventare un cumulo sempre più spesso e, come si sa, nascondere la polvere sotto il tappeto non la farà sparire.

Ecco allora che, dopo aver lasciato che emergano, è importante poi dedicare alle proprie preoccupazioni un piccolo spazio. Farle accomodare fra i propri pensieri, provare a guardarle senza tenerle relegate lontano; in questo modo le preoccupazioni sull’esito della risonanza possono diventare pian piano più gestibili, perché si impara a conoscerle meglio e a farci i conti fino in fondo.

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