Quando la sclerosi multipla colpisce un familiare

Quando un proprio familiare riceve la diagnosi di sclerosi multipla, la "bomba" cade su tutta la famiglia.

Quando la diagnosi di sclerosi multipla riguarda un proprio familiare, ci si ritrova a vivere sulla propria pelle questa malattia, anche se in maniera diversa.

Un mio familiare ha la sclerosi multipla…e ora?

Non è solo la persona che ne è affetta che si ritrova a dover affrontare tutte le emozioni, i passi, le giornate: sono anche le persone ad essa attorno, le persone con le quali lei ha deciso di condividere la sua malattia.

Il primo impatto può essere la negazione dell’accaduto. In un primo momento può accadere di non voler accettare in alcun modo la malattia, di evitare di parlarne o del tutto di pensarci. La persona si scontra con il silenzio assordante di ciò che non vuole ammettere, di ciò che è oggettivo e non tramutabile, fino in alcuni casi ad uno stato di shock in cui nulla sembra avere più senso.

Va sottolineato infatti che anche il familiare di una persona con SM ha diritto ai propri tempi: i tempi dell’elaborazione della notizia, i tempi della paura per il futuro, il tempo di digerire la diagnosi.

Se si vuole essere vicino alla persona cara (qui alcune indicazioni), il primo passo è quello di prendersi del tempo per poter fare i conti con questo evento di cambiamento, entrando in contatto anche con il proprio dolore – non solo quello del familiare che ha ricevuto la diagnosi.

Come una città sotto bombardamento

Quello che avviene dopo è un cambiamento di prospettiva. La persona cara avrà un percorso diverso da quello che potrebbe essere una vita ordinaria. E questo può fare paura.

Come una bomba che ha distrutto un’intera città e visivamente se ne vedono le macerie, la diagnosi di sclerosi multipla cade sulla “città” della propria famiglia e sembra distruggere tutto ciò che c’era.

Man mano che si guarda intorno, la persona vede che attorno a lui non c’è più la città che aveva fino ad allora conosciuto; sopraggiunge il dolore, un vento di tempesta che scuote i nervi e che fa riversare la propria frustrazione sugli altri. E sopraggiunge la rabbia, verso il mondo e anche verso se stessi («preferivo accadesse a me!»).

A questo punto il dolore scende ad uno strato più profondo, l’individuo può ritirarsi temporanemante dalla vita di tutti i giorni; si richiude nel proprio dolore, in maniera espressa o meno. Ci si arrende all’accaduto, ci si arrende all’esplosione, alla tempesta. Questo è il tempo della tristezza, ma è anche quello della presa di coscienza. E, poi, della risalita.

La città dopo la sclerosi multipla

Dopo una strada tortuosa, l’individuo poi cerca di scendere a patti con la malattia della persona amata, cerca di negoziare con la vita stessa: cerca spiegazioni, soluzioni per riuscire a costruire di nuovo la quotidianeità, tentando di trovare una tregua al dolore.

A seconda della forza dell’individuo, a volte anche a seconda della forza della persona cara che ha scoperto di essere affetta da sclerosi multipla, si riesce ad arrivare all’accettazione di quello che è accaduto. Si vedono le macerie, si sente il dolore, ma si guarda a ciò che è rimasto in piedi e può essere ricostruito, in maniera nuova.

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