Sclerosi Multipla: due parole ricche di significato

Sclerosi Multipla: parole ricche di significato
A chi "dare" la propria parola?

Viviamo in un mondo in cui le parole rivestono un ruolo fondamentale: ci serviamo di questo strumento al fine di capirci, di intenderci, di confidarci. La parola si può dunque utilizzare, canalizzare attraverso il linguaggio parlato, i gesti, le mimiche facciali, a volte anche con uno sguardo.

Che cosa sono le “parole”?

Etimologicamente la parola rimanda all’idea di un qualcosa pertinente ad un insegnamento, ad un discorso, ad un detto (etimo.it). Si tratta di una parola vista come un mezzo volto ad esprimere un concetto.
Tralasciando teoria e senso comune, ci si potrebbe interrogare su cosa contenga ogni singola parola che noi pronunciamo, a quanto del nostro vissuto, delle nostre emozioni, della nostra memoria immettiamo in ogni singola parola che esprimiamo all’altro o a noi stessi. La parola “casa”, ad esempio, potrebbe rimandare a ricordi felici, oppure  a ricordi negativi riguardo la propria storia personale e familiare.

E la parola “malattia”?

Si tratta di un interrogativo complesso, poiché tale vocabolo sembra possedere internamente un’accezione negativa, potendo riguardare una condizione di sofferenza, di bisogno di cure. Queste, inoltre, possono presupporre una dipendenza da un’autorità competente come un medico, una sensazione di impotenza, di tristezza, di perdita.
Entriamo, ora, nel vivo del discorso, terreno impervio e non privo di ostacoli, e cerchiamo di pensare a due parole: Sclerosi Multipla. Cosa significano queste parole per una persona che ha ricevuto tale diagnosi?

La Sclerosi Multipla accompagnerà sempre il soggetto, e le parole per descrivere i giorni che si condividono con essa possono essere le più disparate. Cosa, dunque, se ne fa la persona di queste parole? Potrebbe non esprimerle, tenendosele per sé perché non si è pronti; non si vuole affrontare ancora il discorso perché non è ancora arrivato il momento per farlo; o potrebbe parlarne con i propri cari, con gli amici, potendosi, così, sentire sollevato di aver condiviso delle parole dense di significato con altri che possano aiutarlo a reggerne il peso.

Aprire la valigia

Ci sarebbe anche una terza (e non ultima ovviamente) opzione: la persona potrebbe sentire come greve la fattezza di queste due parole, voler capire quanto effettivamente pesano, saperne di più di sé, cercando così di capire, di “scavare” all’interno della propria questione, come se si trattasse di un ammasso di pietre che potrebbero contenere al loro interno qualcosa di non conosciuto, di non detto, di non parlato prima di allora; potrebbe volere, dunque, aprire la valigia contenente la propria storia, la propria diagnosi e tutto ciò che ne consegue a livello concreto, emozionale o sensoriale; questo nel tentativo di comprenderne i diversi  significanti, le varie parole che possono avere per il soggetto un significato peculiare, suo proprio, unico e irripetibile.

A chi “dare” la propria parola?

A chi dare, a chi esprimere la propria parola, così privata e, forse, così faticosa da pronunciare? Questo, certo, consiste in un grande atto di fiducia, in quanto significa affidare i propri vissuti, come chiusi all’interno di uno scrigno, e aprirli, aprirsi ad un’altra persona che non rientra nella propria cerchia affettiva, fonte di protezione e sicurezza.
Se si crede sia arrivato il momento di compiere un discorso riferito a ciò che riguarda sé stessi, se si è mossi da questa volontà, da questa sorta di desiderio di sapere, di capire, ma soprattutto di esprimere, di dare la propria parola ad un’altra persona che ascolta e accoglie, allora questa parola si può costruire, strutturare, come se si potesse quasi “toccarla con mano”, visualizzarla davanti a sé.

Ed è qui che la parola può divenire un’enunciazione, una scoperta di ciò che è stato come impregnato, nascosto al suo interno e che viene fuori, si fa scoprire, si fa capire: si potrebbe, in altri termini, comprendere il significato reale, proprio, personale che la parola possiede per la persona che la enuncia.

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