I tempi della tristezza e quelli della Sclerosi Multipla

Tristezza nella Sclerosi Multipla
La tristezza porta con sè un messaggio.

La tristezza è un’emozione che ha bisogno dei suoi tempi. Quando si sente questo stato di spossatezza, di afflizione e di ritiro in se stessi, spesso si tenta di ricacciar via quest’emozione il prima possibile, ma non è detto che sia la scelta più efficace.

Maledetta tristezza

La tristezza emerge specialmente in situazioni di mancanza o di perdita, in quei momenti in cui le cose non vanno come si vorrebbe. È spesso considerata come opposta alla gioia, ma non è del tutto corretto; le emozioni infatti sono in relazione tra loro e, per trovare un equilibrio, è più utile viversi tutte le emozioni – tristezza compresa – piuttosto che sfuggirvi.

Scavare a fondo nella tristezza, però, può essere doloroso, soprattutto quando sembra che la propria vita sia travolta da questa emozione; così, quando si ha la Sclerosi Multipla, si può temere che questo sottofondo di tristezza non svanisca mai, perché le esperienze di perdita possono essere continue. Scoprire di avere una malattia cronica significa perdere il proprio stato di salute; si teme di perdere alcune capacità, come la vista o la sensibilità di una parte del corpo; si rischia di perdere la propria indipendenza, le certezze personali e la serenità.

Così i tempi della Sclerosi Multipla sono scanditi da momenti in cui la tristezza può essere fisiologica nelle diverse esperienze di perdita; ma si tratta di uno stato d’animo che è comunque limitato nel tempo. Se invece perdura ininterrottamente e si accompagna ad altre problematiche, quali ad esempio apatia e mancanza di speranza, può trattarsi eventualmente di un disturbo dell’umore.

Un tesoro nascosto

Eppure la tristezza ha un suo scopo, si può provare infatti a pensare a questa emozione come a un segnale: avverte la persona che è arrivato il momento di dedicare un po’ di spazio a se stessa, riflettere e occuparsi dei propri vissuti personali per poi riemergerne con nuove consapevolezze ed energie.

Così, se si aprono le porte a questa emozione, lasciando che la tristezza emerga per un po’, si possono trovare dei tesori inaspettati. La persona può iniziare a conoscere più a fondo se stessa, può capire quale sia l’evento o la situazione che provoca questo stato d’animo; o ancora si può interrogare su quale sia il motivo e, soprattutto, trovare soluzioni e nuove energie per affrontare il problema.

Se invece si lascia la tristezza in un angolino, senza guardarla negli occhi, quest’emozione potrebbe ripresentarsi ancora e ancora, finché il suo messaggio non viene accolto.

Così una persona può affrontare le diverse sfide della Sclerosi Multipla tentando di eludere la tristezza; può nascondere quest’emozione nel momento in cui assume un farmaco, così come quando prova difficoltà nel camminare o quando si presenta una nuova ricaduta. In questo modo però il rischio è che questo vissuto diventi via via più grande, fino a sembrare insormontabile e la persona, nell’allontanarsi dalle emozioni che vive, si allontana anche da se stessa.

Oppure può decidere di farsi carico di questo stato d’animo, dedicandogli del tempo, che è quello da passare con se stessi, allontanandosi per un po’ dalla vita quotidiana, o chiedendo il supporto di uno psicologo, per esplorare con il suo aiuto il messaggio che la tristezza sta tentando di veicolare.

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